La valle per la quale si deve scendere in Canal di Brenta è la più notevole sul fianco orientale dei Sette Comuni. Noi la. prendiamo a Gallio quando già ha percorso buon tratto di strada scentlendo di sotto al M. Fiara, da nord a sud, fra i monti Longara e Meletta , col nome di valle di Campomulo. Da Asiago a Gallio (m. 10 2) , che si trova ancora nel bacino della Valdassa, ci si alza di ottanta metri; d'altri dieci ancora dobbiamo alzarci fin dove finisce la via carrozzabile, proprio sulla riva della valle di Campomulo, che, passando Il sollo, si piega ad angolo retto, scendendo verso est col nome di Val Ghiaia fino al Buso, per piegare di là a sud-est, direzione che tiene poi sempre col nome di Val Frènzela sino allo sbocco della Val Vecchia di Foza, e poi col nome di Valstagna sino al paese omonimo. Nulla ha di particolare la Val Ghiaia; l'interessante viene dal Buso in giù; il Buso è una profonda spaccatura della roccia lunga oltre cento metri, in cui s'incassa il torrente, d'effetto assai pittoresco. Una volta passavano per quella gola anche uomini ed animali, ma da non molti anni fu costruito un ponte, per il quale si passa dalla sinistra della valle, che di sopra si chiama Ghiaia, sulla destra della stessa, che di sotto si chiama Frènzela. ln quella selvaggia località c'è una graziosa chiesetta e un'osteria. Tutto il tratto dal Buso a Valstagna è d'un orrido magnifico. Si cammina quasi sempre sul letto del torrente, che ha invaso tutto il fondo della valle, fra due alte pareti a picco che ora si avvicinano e si avanzano sulla strada in modo da lasciar vedere appena una striscia di cielo, ora si allargano a formare una deliziosa valletta, con qualche tratto erboso e rinfrescata da un filo d'acqua che zampilla o goccia dalle rupi; qua e là in alto si vedono incavature e grotte inaccessibili. Gli orribili sassi di quelle strade mettono a dura prova le graziose scarpine delle signore lvancich e Moschini e signorina Biag­gini che ci accompagnano da Recoaro, e della signorina Craveri che ci ha seguiti per lutto il Congresso. Ma dopo tre ore da Gallio finisce anche la strada del Buso sulle rive del maestoso Brenta.

La valle si chiama Canale di Brenta dal confine austriaco, cioè dal punto ove il fiume sceso dai laghi di Caldonazzo e di Levico in direzione da ovest ad est (formando il confine settentrionale dell'altipiano) piega a sud (formando il confine orientale dell'altipiano), fino al suo sbocco nella pianura a Bassano. La valle chiusa fra pareti rocciose (monti dei Sette Comuni a destra, dei Collaltì a sinistra), in frequenti luoghi tagliate a piombo, ed alte mille e più metri sul corso del largo fiume, ha un aspetto grandioso e severo, cui fanno contrasto cli tratto in tratto gli ameni villaggi e le allegre borgate che ne popolano le rive. Una delle curiosità della valle è la coltivazione del tabacco su cui la Guida Bassano-Sette Comuni del Brentari dà tulle le notizie, comin­ciando dalla storia di codesto privilegio concesso a quei paesi, un tempo privi di terreno. Da Primolano a Valstagna la valle è assai stretta con scarsissimi tratti a coltura. Nel tratto inferiore, se le pareti fra cui è serrata si allargano alquanto, e sulle rive c'è qualche pendio coltivabile, il terreno arabile è però pochissimo, e la coltiva­ zione si fa quasi tutta a zappa. E veramente ammirabile l'arte e la perseveranza con cui quei valligiani seppero ridurre a coltura alcuni tratti di ripidi declivi cambiandoli in grandiose scale e i cui scaglioni sono piccoli campicelli sostenuti dalla roccia e da muricciuoli, e cereali, ingrassati e adacquati con terra, concime ed acque portati lassù a schiena d'uomo. Da tre secoli quella brava gente lavora a ridurre le roccie a campi preziosi , e laddove da documenti del 1500 risulta che Valstagna , capoluogo della valle , non aveva "alcun palmo di terreno, ora in quei campicelli così creati si coltivano ogni anno venti milioni di piante di tabacco.

Poco prima di mezzodì gli alpinisti erano già tutti arrivati: centocinquanta circa, poiché una trentina giunti prima a Valstagna, verso le 8, guidati da Màlfatli e da Tambosi avevano preso la strada di Primolano, Fonzaso e Primiero, verso il gruppo delle Pale, e circa al­trettanti da Asiago avevano ripresa la strada del Costo diretti a Thiene e a Vicenza. Alcuni partiti da Asiago molto più per tempo che non occorresse, attendevano a Valstagna da due o tre ore; altri invece se l'eran presa con troppo comodo e si erano fatti un po' aspettare.

Nel programma dell'ultima giornata si è introdotta una gradissima variante, mercè la squisita cortesia dei nobili coniugi Agostinelli-Paro­lini che oltre ad aprirci le famose grotte mettono a nostra disposizione anche il loro parco d'Oliero per la merenda, la quale altrimenti si sarebbe dovuta fare a Valstagna dove anche oggi il terreno è troppo scarso per offrire un luogo che possa raccogliere centocinquanta persone. Co ì ci avviamo ad Oliero, distante appena un paio di chilometri e posto pure sulla destra del Brenta, allo sbocco della Vallerana.

Le grotte sono cinque: due in basso, grandi, le più importanti, da cui scaturisce il fiume Oliero, e sono la Grotta Parolini e la Grotta di Cecilia di Baone; una terza grotta, piccola, da cui esce un rivo che va nell'Oliero stesso; e altre riue più in alto senz'acqua, la Grotta degli Ecelini, che fu un tempo abitata, e la Grotta delle due Sorelle, le figlie del fu Alberto Parolini, di cui una è la signora Antonietta, che oggi ci riceve, gentile conservatrice e continuatrice delle glorie paterne. Perchè Alberto Parolini è nome caro agli scienziati e specialmente ai cultori delle scienze naturali per aver creato ed aperto il famoso giardino di Bassano, per i suoi viaggi e studi e relazioni, per la scoperta (1 ) ed esplorazione della grotta che porta il suo nome, e per altri insigni meriti. La Grotta Parolini è la più conosciuta, nè occorre più descrivere il passaggio in barca acque sotterranee volte e le bizzarre forme delle stalattiti e stalagmiti; dentro di essa ne fu scoperta un'altra, visitata nel 1875 da John Ball, l'autore dell' Alpine Guide, cognato della signora Antonietta, e da Almerico da Schio. Più bella ancora è la Grotta di Cecilia di Baone, descritta dalla Sand nelle Lettres d'un voyageur. Su queste grotte si hanno strofo ed inni di gentili poeti: sono citati nella Guida del Brentari, il quale ha pure raccolto intorno ad esse tutte le più interessanti notizie.

I nobili proprietari ci fanno persino servire di caffè; e si lasciano quei cheti recessi e quell'acque chiare e fresche; ma, prima di partire, dei sentimenti di tutti si rende interprete l'avv. Grober ringraziando i signori Agostinelli con parole entusiasticamente acclamate.

Alle 2 112 si forma la lunga fila di vetture e carri che deve trasportare la comitiva a Bassano. E continua a scendere sulla riva destra la valle che, passato Campolungo, comincia ad allargarsi. Ben presto si tocca Campese, famoso per la tomba che ivi si trova del poeta maccheronico Merlin Cocai. In un'altra mezz'ora si è a Bassano, che si presenta stupendamente sorgendo con l'elevato castello e le vecchie torri su un'altura che le costituisce una posizione dominante da ogni lato, ma superba specialmente a tramontana verso l'apertura del Canale di Brenta. li corteo si ferma nel basso borgo Angarano alla bir­raria Wipflinger, dove, a cura del Municipio, i congressisti si rinfrescano. per poi passare lo stupendo ponte e salire alla città alta, e visitare, col prof. Brentari per guida, il Museo e il Giardino Parolini che sono i due più belli ornamenti di Bassano.

Al pranzo terminale del Congresso, tenuto sotto il pergolato dell'albergo alla Corona d'Italia e rinforzato da torte e bottiglie di sciampagna. mandale dal Municipio, i convitati erano centocinquanta, numero non mai raggiunto all'ora dello scioglimento di alcun altro congresso alpino.

E viene anche il momento fatale degli ultimi brindisi. Almerico da Schio brinda a Bas.sano di cui ricorda i vincoli d'affetto con Vicenza, e porge l'addio..... estremo agli ospiti della Sezione Vicentina. Il rappresen­tante del Municipio, in nome del Sindaco comm. Berti, ammalato, porta gentili saluti, e legge una nobilissima lettera del medesimo, che augura all'alpinismo di raggiungere i suoi alti ideali (applausi). Altri saluti e auguri rivolge bellamente agli alpinisti il deputato Vendramini. Il colonnello Strada fa un brindisi alla signorina Craveri. Brunialti con briose parole enumera gli allori conquistati dai congressisti che, dopo salite quelle elevatissime AJpi di cortesia che si chiamano Pasini, da Schio, Colleoni, Rossi, Parolini, hanno compiuto la faticosa discesa del Buso (viva ilarità); termina con un brindisi a un altro illustre cittadino , il prof. Brentari che "tutti in questi giorni abbiamo avuto in tasca e apprezzato come merita (caldi e unanimi segni di adesione). E Brentari ringrazia, e dice che se ha fatto qualche Guida è stato solo per mostrare che bisogna anche in ciò liberare l'Italòia dalla dipendenza straniera , e per far vedere che le Alpi Italiane si spingono molto avanti verso il Nord (acclamazioni). Grober ringrazia il Municipio della cortesissima accoglienza e fa auguri di pronta guarigione al sindaco Berti (applausi); riassume la gratitudine generale verso la Sezione Vicentina in un bacio .ad Almerico da Schio (battimani generali); manda un caldissimo saluto alla simpatica ed operosa Se­zione di Bologna, la quale ci ha invitati per l'anno venturo al XX

Congresso e all'Esposizione che pure nel 1888 si terrà in quella grande città (immensi evviva a Bologna); e dichiara sciolto il XIX Congresso.

- E gli alpinisti si alzano da tavola per avviarsi alla stazione accompagnati da una folla di cittadini, con musica.

Anche delle festose accoglienze di Bassano i congressisti erberanno cara ricordanza , come saranno sempre grati a Brentari, all'on. Ven­dramini e all'avv. Marangoni per l'ottima organizzazione delle ultime ore del Congresso. Furono ore lietamente trascorse, benchè tutti vedessero con dispiacere avvicinarsi 11 momento della separazione; e questo momen to fu infatti penoso, a Cittadella, quando avvenne la divisione fra le linee di Vicenza e Milano, di Padova e Venezia, di Treviso e Udine; ma non era già. convenuto di ritrovarsi insieme fra un anno, a Bologna? S. CAJNER.