Sul filo del racconto….Masiere, sentieri e contrade

Se si chiude il pesante portone d’ingresso e ci si dirige verso il cortile che dà sul Livergon, Palazzo Corielli risuona ancora del rumore della vita di filanda: carri da trasporto in un andirivieni per il conferimento della materia prima, i bozzoli, e per la partenza e consegna altrove del prodotto finito, le matasse di seta.

Apriamo il cancello e scendiamo verso il torrente. L’acqua è in questo punto un sottile velo trasparente, che lascia intravvedere ciottoli e pesci grandi e piccoli. La passeggiata verso sud costeggia mura ricche di storia, che racchiudono lavoro, ma anche svago e amore per le cose belle. In breve si giunge a un ponticello che permette di giungere sotto il Colle del Castello.

E’ un piacere prendere il sentiero di sinistra, costeggiando poi subito dopo a destra il brolo del prete, nel quale spiccano un sistema elegante di muri a secco e antiche piante da frutto. Percorrere quest’erta in giugno e luglio è inoltre un dolce piacere, dato dalla presenza in abbondanza di more di gelso bianche, nere e rosate. 

Giunti ad intersecare la strada che porta al Santuario, si prende la salita a sinistra, Via del Colle, che veloce porta a contrada Zuccheo. Prima di raggiungerla, sulla destra incontriamo il capitello della Madonna Addolorata, costruito in ricordo dell’assassinio, in quel punto, di un giovane di San Tomio di ritorno a casa. Era il primo novembre del 1907. Ancora un minuto e ci si trova sul bordo di una grande terrazza che a sinistra si sporge sulla pianura - abbracciando Malo e un’immensa distesa abitata, limitata a nord da verdi montagne -  mentre a destra si invalla in prati, orti e filari regolari di gelsi; testimoni sopravvissuti di un’attività che non è più … e si comincia a sentirsi fuori dal mondo.

Proseguiamo diritti addentrandoci nella vegetazione, su una strada sterrata che, passato un gruppo di case, dopo una cinquantina di metri si abbandona prendendo a sinistra uno stretto viottolo. Esso ci conduce in un luogo magico, case Sartori, per lungo tempo abbandonato, ma con un orticello ben curato e tante rose rosse che, a tempo debito, spiccano nel verde della folta vegetazione. Ora l’antica casa sta per essere recuperata. Tornerà quindi la vita sul sentiero di pedemonte che porta a San Tomio.

Proseguiamo sempre dritti, avvolti in un ambiente naturale di grande suggestione, verso località De Munari, fino ad intersecare Via Garbuiolo.

Privilegiamo la strada di destra, che, in costante salita, ci porta il Contrada Ceola e poi giù, su strada asfaltata, al bivio per contrada Marchiori. Tenuta inizialmente la destra, alla curva si prosegue diritti prendendo il sentiero. Si raggiunge così Via Tirondolo Alto. Ad accoglierci, un paesaggio di sapiente bellezza, governato dall’uomo con terrazzamenti e terreni ben dissodati.

E l’itinerario potrebbe ben continuare, spingendosi al Covolo, e poi in Vallugana alta e più su, fino a contrada Anima o ai Cosari, per ridiscendere da Grumo. Ma questa è un’altra storia e ciascuno la può comporre da sé percorrendo le decine di sentieri che si snodano tra il monte e il piano..

Per questa occasione noi scegliamo invece di tornare sui nostri passi fino al bivio Via Marchiori, Via Ceola e attraversando la strada diritti imbocchiamo il sentiero dedicato a Padre Egidio Ferracin, coincidente con lo Stròdo delle Tordàre, che tra olivi e vigneti di nuovo impianto arriva su via Garbuiolo, costeggiando la recinzione di Villa Scorzato.

Scendiamo quindi da Via Garbuiolo, prendiamo a sinistra Via Chenderle, e all’altezza del ponte sull’Orolo, noto come Ponte della galline, prendiamo a sinistra il sentiero erboso posto che con breve passeggiata ci riconduce sotto il Colle del Castello, o di Santa Libera. 

Il Santuario di Santa Maria Liberatricesta alto sul colle e domina un paese in frenetico movimento.  Se siamo partiti alle 9 e abbiamo scelto di fare soste brevi, le campane ci accoglieranno suonando mezzogiorno , come tutti i giorni, a ricordare la vittoria dei cristiani sui musulmani del 7 ottobre 1571 a Lepanto, ma di ciò nessuno ha ormai più memoria.